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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
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Inserito il - 24/08/2013 : 08:02:34
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Mah! Non lo avevo mai sentito dire che la posizione del CD viene individuata in funzione dell’esperienza dell’equipaggio. Ma nella vita c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare  
Lo schemino lo vedrei però meglio così
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Comunque, per ora, non mi resta giustamente che completare le piccole cose che mi mancano poi mettere il Gorillino in acqua e dargli libero sfogo, il che potrà avvenire non appena passerà la perturbazione che sta arrivando. Certo che se invece di una mutanda avesse già la sua bella randina square di progetto sarebbe molto meglio. Ma tant’è
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Modificato da - luca10ft in data 24/08/2013 08:04:12 |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 24/08/2013 : 09:15:09
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| luca10ft ha scritto:
Mah! Non lo avevo mai sentito dire che la posizione del CD viene individuata in funzione dell’esperienza dell’equipaggio. Ma nella vita c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare  
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Considera che gli esperti in foto vanno forte e tengono giù tutt'e due le derive. Mentre fin qui si parlava di una sola deriva giù, quella sottovento.
| luca10ft ha scritto: Lo schemino lo vedrei però meglio così
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Sicuro che con il vento sul naso la randa generi portanza? |
Modificato da - Phil Masnagh in data 24/08/2013 14:19:42 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 24/08/2013 : 18:49:28
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| Phil Masnagh ha scritto:
Considera che gli esperti in foto vanno forte e tengono giù tutt'e due le derive. Mentre fin qui si parlava di una sola deriva giù, quella sottovento.
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Zgònda mè (secondo me), l’esperto della prima foto (Classe A Slam) tiene abbassata la deriva sopravento per una ragione che si verificherà anche sul Gorillino, cioè poco spazio in coperta per muoversi velocemente e trovare le posizioni giuste per bilanciare l’assetto 
I due della seconda foto (Mattia S) hanno la deriva sopravento semi alzata e parzialmente fuori dall’acqua per effetto dello sbandamento. La parte immersa sarà pochi centimetri e credo che il suo effetto sia quasi irrilevante.
Tutti quegli esperti, proprio perché esperti , credo anche che sappiano bene che le derive alzate fanno presa al vento, per cui le regolano di conseguenza 
| Phil Masnagh ha scritto:
Sicuro che con il vento sul naso la randa generi portanza?
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Per vento sul naso io ho sempre inteso da prua o a pochissimi gradi da essa. Angolati di circa 15°, dipende invece cosa ci fai con la scotta della randa 
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Se la lasci lasca, allora la vela inizierà a sbattere nel letto del vento (fig. 1), e ovviamente non genera alcuna portanza. La barca tenderà poi traversarsi per effetto della spinta del vento sullo scafo.
Se invece la cazzi (fig. 2), magari spostando anche il trasto sopra vento, allora pungerà solo la parte vicino all’inferitura, mentre genererà una portanza (minima) la restante parte verso la balumina.
Ovviamente sempre zgònda mè   
****************
Intanto oggi messa a punto della timoneria. Al momento le pale son verniciate con l’epossidica, ma poi gli darò lo smalto dello stesso colore dello scafo. Tutte le parti di alluminio (anticorodal 6060 incluse le traverse e il resto) sono al momento grezze. Quando tutto sarà ottimizzato le farò anodizzare.
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Comunque per la prova in mare ormai ci siamo. Se domani riapre il rivenditore dei tubi di alluminio, finirò anche la parte terminale del boma, sostituendo quel tubaccio di plastica che si piega vistosamente e che mi serviva solo per fare le prove …. sull’erba…   
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Modificato da - luca10ft in data 24/08/2013 19:20:41 |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 24/08/2013 : 20:25:19
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Belli i timoni! Ma li hai fatti tuu?
Se tieni giù tutte e due le derive porti il centro di deriva complessivo sulla linea di mezzeria della barca. Cioè come fosse un monoscafo. Quindi OK il CD è arretrato rispetto al CV. Con una deriva sola abbassata, quella sottovento, meglio portare il CD avanti al CV, come ha fatto Heritage. Vedi disegnini postati qualche giorno fa.
Il Mattia S non mi sembra stia andando di bolina dato che ha il gennaker issato. Quindi non gli serve tutta la deriva giù, anzi potrebbe essere pericoloso a quelle andature tenerla tutta giù.
Il mio era il disegnino esplicativo di un concetto, mika la condizione reale del cat di Heritage, che ovviamente non conosco nei dettagli. Ho dato un po' di angolo alla barca rispetto al vento per poter scrivere: orza e puggia. Ma a caso: ne potevo dare di meno o di più, non è questo il punto... |
Modificato da - Phil Masnagh in data 24/08/2013 21:05:08 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 25/08/2013 : 09:23:07
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| Phil Masnagh ha scritto:
Belli i timoni! Ma li hai fatti tuu?
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Certo. Il Baby è tutta produzione casalinga nostrana 
Le uniche lavorazioni affidate all’esterno sono: - il taglio a CNC delle piastre metalliche (in alluminio le 4 per la timoneria e inox le 2 della torretta alla base dell’albero) e delle pale dei timoni (compensato marino 18 mm). Questo per una maggiore precisione e specularità (e anche per fare prima  ). Ovviamente io ho fornito il file .dxf; - la saldatura delle tasche del trampolino (in PVC), dei rinforzi e l’inserimento degli occhielli (disegno e taglio sono miei); - la saldatura dei pezzi in alluminio (al Tig, di cui non dispongo) e dell’inox della torretta alla base dell’albero (sempre al Tig). I restanti pezzi inox li ho invece saldati io ad elettrodo (con l’inverter)
Riciclati invece già fatti, albero (poi prolungato home made di circa 50 cm) e randa/mutanda (ma quella decente la vorrei fare io con l’aiuto di Sailcut….e di qualcuno/a che mi insegni a cucire a macchina…. poi chiederò consigli anche a voi poiché avete dei bei modelli da prendere a riferimento).
Nel mio ambito familiare c’è molta passione per lavori manuali di ogni tipo, per cui l’attrezzatura (anche semi professionale) non manca ed è a mia completa disposizione. Ciò che scarseggia è invece l’aiuto materiale, visto che sono l’unico ad avere la passione per le barche e che, comunque, gli altri hanno (giustamente) i loro lavoretti da portare avanti.
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Modificato da - luca10ft in data 25/08/2013 09:25:05 |
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 29/08/2013 : 18:56:21
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Allora, 'sto gorillino ha fatto il suo primo bagnetto? Siamo tutti ansiosi di conoscere le sue prime reazioni!
In particolare mi interessa il discorso della posizione del centro di deriva: sono rimasto sconcertato da quanto ha ottenuto Heritage: io avrei scommesso che avrebbe dovuto fare tutto il contrario, cioè spostare la derive indietro anzichè avanti...Forse la risposta è la proiezione del centro velico in avanti sullo scafo sottovento, anche se non mi convince del tutto.
La cosa mi interessa molto in quanto sto pensando di trasformare il mio Tripée in bipede (il motivo lo dirò dopo): costruirei un secondo scafo identico a quello centrale, con il suo bravo timone e la deriva nella stessa posizione; userei le stesse traverse, dovrei sistemare lande e stralli e punto di appoggio dell'albero; il tutto sarebbe abbastanza semplice ed economico. Il dubbio viene sulla centratura: così facendo l'albero verrebbe appoppato di circa 30 cm, mentre la derive resterebbero nella posizione attuale. Se vale il discorso di cui sopra, potrei anche azzeccarci, altrimenti...
Il motivo per avere un cat è questo: il mio nipotino di 8 anni ha mostrato qualche interesse per la vela, che io spero diventi passione, ed io vorrei portarlo con me a qualche raduno, da cui la necessità di una barca più comoda e che possa reggere un peso più elevato.
Attendo i vostri commenti/suggerimenti! Grazie, ciao
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Carlo |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 06:22:30
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Eccomi, eccomi. Passata la perturbazione, ieri abbiamo fatto il primo bagnetto, anche se la giornata non era l’ideale causa assenza di vento (ma gli impegni, miei e degli assistenti, non lasciavano alternative se non aspettare il fine settimana… e l’inevitabile affollamento della spiaggia). Proprio l’assenza di vento (un paio nodi quasi costanti con qualche raffichetta a 3 o 4) ha posto in risalto i limiti del catamarano, soprattutto del Baby che naviga senza derive. Le problematiche della virata hanno quindi trovato sostanziale conferma, ma credo che, in quelle condizioni, anche i monoscafi, senza un fiocco da lasciare a collo, avrebbero avuto serie difficoltà. Infatti l’unica vela in vista era la mia. Ma andiamo per ordine.
GALLEGGIABILITA’
Con i suoi 300 litri di volume complessivo, il Baby sarebbe perfetto per un ragazzino di una quarantina di Kg, ma con un peso massimo come me (98 Kg), l’affondo era notevole. Ovviamente cercherò di fare altre prove prima che finisca la stagione, ma credo che un po’ di ciccia in carena (8-10 cm nel punto più profondo) non gli farebbe male, anche per quello che dirò di seguito.
VOLUMI DI CARENA
Confermata la previsione di progetto riguardo al dislocamento dei volumi, sbilanciati un po’ troppo verso prua (praticamente dietro la traversa prodiera), anziché cadere al centro del trampolino. Come mi spostavo verso poppa, mi ritrovavo infatti la parte estrema dello scafo interamente sommersa fino ai tappi di ispezione. Ovviamente anche qui le conclusioni definitive vanno tratte dopo aver fatto qualche uscita con un vento adeguato che, dando velocità, dovrebbe far alzare le poppe e abbassare le prue secondo la teoria generale e, nello specifico, secondo quella della carena ad angolo costante. Comunque non ho notato alcun trascinamento di acqua da poppa.
NAVIGABILITÀ, SENSIBILITÀ E BILANCIAMENTO
Nonostante la scarsità di vento, il Baby si muoveva con facilità, rispondeva subito e accelerava sensibilmente durante le raffichette. Anche a remi andava molto bene, opponendo una scarsissima resistenza all’avanzamento. Navigando sostanzialmente di bolina larga e traverso e prendendo punti di riferimento fissi (scogli, boe e gavitelli), non ho notato evidenti effetti scarroccio, segno che, con la velocità, il piano di deriva, costituito dal solo scafo, in qualche modo funziona. Con quella vela smutandata e più panciuta di me, è impossibile fare angoli più stretti, considerata anche l’assenza del trasto (che però è nel progetto),
VIRATA
Bè, qui la previsione ha trovato piena conferma  I timoni comunque rispondono bene e la virata parte immediatamente, ma la barca poi si pianta prua al vento, e lì rimane. La randa, sporgendo di circa mezzo metro oltre i timoni (con la sua base di 70 cm più lunga rispetto a quella di progetto), arretra notevolmente il CV e rende la barca decisamente oziera. Appena si crea un po’ di pressione, senza velocità, credo sia quindi naturale che le prue ritornino al vento. Sicuramente un fiocchetto avrebbe aiutato parecchio. Anche la mia inesperienza, in materia di catamarani, ha giocato abbastanza negativamente. Comunque le derive credo siano quasi indispensabili. Vedremo alle prossime uscite con più vento (e quindi più abbrivio).
ALTRE PROBLEMATICHE
Nulla di rilevante segnalare. Dentro uno scafo è entrato circa mezzo bicchiere d’acqua, segno che qualche foro non è stato sigillato a dovere. Provvederò. Confermata la scivolosità del trampolino in PVC, ma stando praticamente sempre seduti, la cosa non crea particolari problemi, anzi aiuta a passare più velocemente da una mura all’altra.
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Ecco qualche foto presa dai video (unica documentazione disponibile), per cui la qualità è piuttosto scarsa (ma comunque rendono l’idea di come è andata).
PROVE DI GALLEGGIAMENTO E DI NAVIGAZIONE DI EMERGENZA (male che vada il rientro a remi è garantito)
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FINALMENTE UNA BAVETTA DI VENTO (si arma e si parte…. ma non si va…)
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GIRA IL VENTO E ARRIVA LA RAFFICHETTA (si riprova)
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GIÙ I TIMONI E VIA
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PIANTATO PRUE AL VENTO DURANTE LA VIRATA  
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Per ora è tutto  
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Modificato da - luca10ft in data 30/08/2013 06:53:42 |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 08:56:51
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Molto bene benissimo...!!! Mi spieghi cosa vuol dire "carena ad angolo costante"? |
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 09:14:09
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Forse ho capito! Vediamo se la mia teoria vi sconfinfera.
Nelle spiegazioni precedenti l'errore sta nel considerare la situazione durante la virata (vela, centro velico, centro di deriva) come durante la navigazione. Non è così: durante la virata la vela non funziona più, fa solo un po' di resistenza al vento,e le derive non funzionano più perchè la barca non va. Interviene invece pesantemente la resistenza al vento dell'opera viva: se non c'è sufficiente abbrivio per passare l'angolo morto, la barca si porta nella condizione di minima resistenza, e cioè con la prua al vento. Se si cerca di far portare la randa cazzandola a ferro, prima di aver superato l'angolo morto, si peggiora la situazione poichè la randa incomincia a prendere vento sulla parte posteriore,e quindi portando all'orza. Da lì non si esce che con una retromarcia. Tutto questo dipende pochissimo dalla posizione reciproca del CV e del CD. R si sente particolarmente con venti leggeri (poco abbrivio), e con venti forti (forte frenata per resistenza aerodinamica) E allora perchè Lily, la barca di Giuseppe, ha avuto vantaggio dallo spostamento verso prua delle derive? Perchè Giuseppe alza la deriva sopravvento in virata...E questo gli procura una bella veletta alare rigida,a profilo simmetrico, che porta con pochissima incidenza, ma che soprattutto dà un momento rotatorio verso la puggia, aiutando la virata. Scommetto che in navigazione Lily sarà orziera, e non poco, però vira bene. Cosa ne dite? Vi ho convinto?
Per inciso: Luca e Filippo, come fate a fare quei bei disegnini che poi inserite nel testo? Io al massimo so fare uno schizzo su carta, che poi scannerizzo ecc. ecc... |
Carlo |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 09:22:54
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| capelizzari ha scritto:
In particolare mi interessa il discorso della posizione del centro di deriva: sono rimasto sconcertato da quanto ha ottenuto Heritage: io avrei scommesso che avrebbe dovuto fare tutto il contrario, cioè spostare la derive indietro anzichè avanti...Forse la risposta è la proiezione del centro velico in avanti sullo scafo sottovento, anche se non mi convince del tutto.
Il motivo per avere un cat è questo: il mio nipotino di 8 anni ha mostrato qualche interesse per la vela, che io spero diventi passione, ed io vorrei portarlo con me a qualche raduno, da cui la necessità di una barca più comoda e che possa reggere un peso più elevato.
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Ottimo il nipotino...!!! A te, valente costruttore, non resta che confezionargli uno splendido Optimist, se l'interesse per la vela verrà confermato.
Quanto al centraggio: se hai visto le foto dei cat postate da Luca, le derive sono arretrate rispetto al centro velico, ma sono tenute tutte e due abbassate. Così la risultante dei due centri di deriva viene a trovarsi in mezzeria, come fosse una deriva centrale.
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Se utilizzi invece una sola deriva, come faceva Heritage, sposti il centro di deriva lateralmente, e in tal caso è meglio che la deriva sia davanti al centro velico, se utilizzi quella sottovento. E viceversa.
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Vi è poi da dire che il centro velico e di deriva non cadono nel centroide geometrico delle rispettive superfici, ma più avanti.
Questo è emerso in questa discussione e naturalmente attende conferma o smentita da chi ne sa di più.
Avendo il nipotino a bordo potresti pensare di issare un fiocco e fargli fare il prudiè. Quindi con due derive e due vele potrai avere infinite variazioni di centraggio. |
Modificato da - Phil Masnagh in data 30/08/2013 14:18:34 |
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 13:57:51
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Ottimo il nipotino...!!! A te, valente costruttore, non resta che confezionargli uno splendido Optimist, se l'interesse per la vela verrà confermato.
Avendo il nipotino a bordo potresti pensare di issare un fiocco e fargli fare il prudiè. Quindi con due derive e due vele potrai avere infinite variazioni di centraggio. [/quote]
L'Optimist è già in programma...Quando ho detto a Carlo (sì, si chiama proprio così)"se ti piace, poi ne compriamo uno (Optimist), lui mi ha risposto: "comprarlo, ma che noia...Possiamo costruirlo noi?" ... Talis nonno...
Quanto al fiocco, si può fare: ho già un armo randa/fiocco da 8 mq totali, vedremo. Aspetto commenti, magari anche da Jacopo, se ha finito le sue vacanze, sulla teoria delle virate. Ciao
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Carlo |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 14:21:14
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| capelizzari ha scritto:
L'Optimist è già in programma...Quando ho detto a Carlo (sì, si chiama proprio così)"se ti piace, poi ne compriamo uno (Optimist), lui mi ha risposto: "comprarlo, ma che noia...Possiamo costruirlo noi?" ... Talis nonno...
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E' proprio quel genere di risposte che qualsiasi padre, zio o nonno vorrebbe ascoltare dal proprio figlio o nipote...!!!   
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 16:24:55
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| capelizzari ha scritto:
Forse ho capito! Vediamo se la mia teoria vi sconfinfera.
Nelle spiegazioni precedenti l'errore sta nel considerare la situazione durante la virata (vela, centro velico, centro di deriva) come durante la navigazione. Non è così: durante la virata la vela non funziona più, fa solo un po' di resistenza al vento,e le derive non funzionano più perchè la barca non va. Interviene invece pesantemente la resistenza al vento dell'opera viva: se non c'è sufficiente abbrivio per passare l'angolo morto, la barca si porta nella condizione di minima resistenza, e cioè con la prua al vento. Se si cerca di far portare la randa cazzandola a ferro, prima di aver superato l'angolo morto, si peggiora la situazione poichè la randa incomincia a prendere vento sulla parte posteriore,e quindi portando all'orza. Da lì non si esce che con una retromarcia. Tutto questo dipende pochissimo dalla posizione reciproca del CV e del CD. R si sente particolarmente con venti leggeri (poco abbrivio), e con venti forti (forte frenata per resistenza aerodinamica) E allora perchè Lily, la barca di Giuseppe, ha avuto vantaggio dallo spostamento verso prua delle derive? Perchè Giuseppe alza la deriva sopravvento in virata...E questo gli procura una bella veletta alare rigida,a profilo simmetrico, che porta con pochissima incidenza, ma che soprattutto dà un momento rotatorio verso la puggia, aiutando la virata. Scommetto che in navigazione Lily sarà orziera, e non poco, però vira bene. Cosa ne dite? Vi ho convinto?
Per inciso: Luca e Filippo, come fate a fare quei bei disegnini che poi inserite nel testo? Io al massimo so fare uno schizzo su carta, che poi scannerizzo ecc. ecc...
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Scusa, mi ero perso questo tuo messaggio. I disegnini io li faccio con un CAD. Dovrebbero essercene anche gratis su internet.
Quando sei col vento sul naso la vela non porta più, e questo è vero. Il vento spinge sull'attrezzatura, sull'opera morta (non viva) e sullo skipper, mentre l'opera viva opporrà resistenza. A quel punto probabilmente conta quale deriva/e avrai abbassato. Il vento spingerà sull'albero e tutto il resto emerso, lo scafo farà perno sulla deriva e la barca si disporrà con le mura dallo stesso lato della deriva abbassata. Se le hai abbassate tutte e due conviene alzare quella dal lato che vorresti sottovento.
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Lily ha trovato giovamento avanzando le derive perché Giuseppe usa solo quella sottovento in navigazione. Disegnino già inviato ma comunque... Il centro di spinta idrodinamico delle deriva dovrebbe trovarsi sulla linea di spinta della vela
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Non ho capito la frase: "E questo gli procura una bella veletta alare rigida,a profilo simmetrico, che porta con pochissima incidenza, ma che soprattutto dà un momento rotatorio verso la puggia, aiutando la virata". |
Modificato da - Phil Masnagh in data 30/08/2013 17:53:39 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 18:10:09
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Grazie a tutti per l’interessamento  
@ Phil
Angolo di chiglia (keel) = L’angolo tra l’orizzontale ed il piano di uno dei lati della carena. Influenza l’efficienza e la tenuta del mare: un angolo maggiore dà bassa efficienza e migliore tenuta (minore risposta alle onde), un angolo minore dà maggiore efficienza, ma minore tenuta (maggiori movimenti con le onde).
Dal Libro “Multiscafi” di Gabriele D’Alì
“Il sistema ad <angolo di chiglia costante>, esteso a tutta lunghezza, comporta profili di chiglia a minima inarcatura, tesi, privi di slanci. I coefficienti prismatici tendono a valori elevati, caratteristica vantaggiosa per i multiscafi. Da notare l’assenza di slancio di poppa in uscita”.
Segue una figura che mostra il profilo di carena praticamente dritto e parallelo al pelo dell’acqua (cioè senza Roke), esattamente come quelli del Baby Gorilla.
Secondo l’Autore questo sistema “ Si presta a molteplici adattamenti dell’assetto longitudinale”.
In particolare:
- la poppa parzialmente immersa a bassa velocità crea vortici dannosi trascinando acqua (ma io non ne ho visti, forse perché le mie erano molto immerse…. modello sommergibile ) - con l’aumento della velocità l’onda di poppa si chiude dietro e lo scafo riemerge (cioè si solleva) - con poco vento i pesi vanno spostati a prua per sollevare la poppa - con molto vento l’onda si chiude dietro la scia e i pesi vanno spostati a poppa per sollevare la prua
Ci sono alcune figure che mostrano quanto sopra. Non so però se, in base alle regole del copyright, posso scandalizzare e inserirle in un pubblico forum. Se vuoi te le mando per e-mail
@ capelizzari
Ieri sono salito su un catamarano per la prima volta nella mia vita, quindi non ho né esperienza nè termini di riferimento per validare la tua teoria o prospettarne una diversa.
Con i monoscafi non ho mai avuto problemi di virata, neppure nelle condizioni simili a ieri, grazie all’aiuto del fiocco, che avrei lasciato a collo fino all’uscita dall’angolo morto per poi, all’occorrenza, sbandare la barca sottovento e poggiare un pochino. Così ha sempre funzionato. In ogni caso, se sbagli la virata, puoi sempre strambare (e per sbagliare questa bisogna proprio mettersi di impegno)
Sui catamarani il problema è invece più sentito, e su questo non credo ci siano dubbi. Sicuramente, ad un principiante come me, consiglierebbero l’utilizzo di un fiocco. Riguardo alle derive, mi sembra che ci sia unanimità di opinioni nel considerare utile la loro presenza (come la presenza del fiocco) ma, a parte questo forum, non ho trovato discussioni riguardanti la loro posizione (più avanti o più indietro rispetto al CV) o al loro utilizzo (abbassate una sola o entrambe). Personalmente credo che, indipendentemente da quanto sopra, la riuscita di una virata dipenda molto anche dal “manico” del timoniere e del restante equipaggio (se c’è). Se ieri, sul Gorillino, ci fosse stato il campione mondiale di Classe Hobie molto probabilmente lui ci sarebbe riuscito meglio di me.
La settimana scorsa ho fatto un giro al circolo velico sulla spiaggia, proprio mentre stavano armando un Hobie 16 per uscire. Aveva l’armo classico con randa e fiocco e ovviamente era senza derive. Vento sui 10 nodi e parecchia onda che frangeva sulla battigia. Partenza difficile e virata obbligata poco dopo, per non uscire troppo dal corridoio ed evitare di invadere l’area riservata alla balneazione. Non riuscì a virare e si piantò prue al vento (esattamente come capitò a me). Dalla spiaggia i commentatori “esperti” dicevano “Gli succede sempre così. Non imparerà mai!!”. Poi, piano piano, ci riuscì. Grazie all’onda favorevole acquistò immediatamente velocità sulle nuove mura e non sbagliò la virata successiva.
Per i disegni in tecnicolor utilizzo il normalissimo “Paint”, un programmino presente in Windows nella cartella “accessori”.
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Modificato da - luca10ft in data 30/08/2013 18:23:16 |
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Phil Masnagh
Utente Master
    

Prov.: Novara
Città: Novara
1117 Messaggi |
Inserito il - 30/08/2013 : 18:39:15
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Credo di aver capito. D'Alì ha progettato e realizzato dei multiscafi con chiglia rettilinea. E così ha scritto qualcosa al riguardo.
 121,38 KB In questa foto, del 1991 o '92, l'Arch. Gabriele D'Alì in persona intento a tesare una sartiola del suo Trio. Suo nel senso che l'aveva anche progettato. Dietro la vela s'intravede la sagoma di rosso maglionata di Paolo Lodigiani.
 85,37 KB In questa foto la stessa barca da un'altra angolazione. Si noti la chiglia rettilinea e l'assenza di derive. Con il maglione rosso, di spalle, ancora il padrone di casa. Era la regata del Pizzo di quel lontano anno... C'è qualcuno che si ricorda quale?
 127,37 KB In quest'altra foto un altro Trio, ritratto sempre nella medesima occasione sul ghiaietto dello splendido giardino della splendida Villa Pizzo. Notasi le sezioni a V delle carene. In questo esemplare le ruote di prua hanno un raggio molto più ampio rispetto all'esemplare visto prima.
Notasi sullo sfondo il mitico Catalodino di Paolo Lodigiani. Anche in questo caso niente derive, ma neanche chiglie diritte. Anzi: lo avevo soprannominato Banana Blu. Due scuole a confronto...
 100,22 KB Qui si vedono le mitiche panchette del Catalodino Dietro si scorge la sagoma di un Granny Pram col morbillone: la Pimpa probabilmente....
 91,54 KB E qui l'altrettanto mitica prolunga del supporto-timone... Spettacolare...!!!  
Immagini del Catalodino in navigazione si trovano qui http://www.diecipiedi.it/ns/galleria/storia.html
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Modificato da - Phil Masnagh in data 31/08/2013 00:32:05 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 31/08/2013 : 06:50:19
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Si Phil, hai capito benissimo. Gli scafi delle foto sembrano proprio quelli che compaiono disegnati nel libro (edizione 1993) per illustrare il sistema ad “angolo di chiglia costante”.
Comunque, quella del Gorillino Cat, è nata così in maniera del tutto casuale (allora il libro non l’avevo ancora comprato), in quanto pensata per gli amas del trimarano, che non hanno una linea di galleggiamento naturale, ma vengono tenuti in posizione dalle traverse che li collegano allo scafo centrale (avente funzione portante e angolo di carena variabile con slanci a prua e a poppa).
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Quando avevo abbandonato l’idea del Tri (essenzialmente per ragioni di tempo, di spazio e di gestibilità del tutto), avevo anche ipotizzato un ritocchino alla carena (sperando che non servisse), trattandosi di un lavoro tutto sommato abbastanza facile (2 o 3 strati di foam incollati alla chiglia, poi ritagliati seguendo il profilo dello scafo, sagomati per creare la curva del Roke e infine laminati lasciando una decina di centimetri di sormonto) e che, una volta stuccato, sarebbe quasi irriconoscibile con un aumento di peso accettabile (meno di 1 Kg per scafo).
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Oltre al guadagno in robustezza, questo mi consentirebbe:
- di aggiungere circa 50 litri (25 per scafo), che alzerebbero la linea di galleggiamento portando a pelo d’acqua, con barca scarica, uscite di prua e di poppa (al momento la barca pesa circa 50 Kg, ossia 36 per scafi, traverse, trampolino e relativa ferramenta; 5 per timoneria, barra e stick; altri 8-9 per albero, boma, vela, manovre, bozzelli e tutto quel poco che resta). 25 lt. per parte non sono granché, però mi aiuterebbero a tenere chiappe e schiena un po’ più all’asciutto quando mi siederò sullo scafo o mi butterò fuori aggrappato alle cinghie. A barca finita dovrò poi aggiungere altri 3-4 Kg tra stuccatura, fondo e verniciatura, oltre un Kg per il trasto randa e trapezi, e infine altri 2-3 se deciderò di armarla anche con bompresso, frullo e gennakerino.
- di arretrare il centro di carena (attualmente poco a poppa della traversa prodiera), posizionandolo all’altezza delle lande e quindi (all’incirca) a metà del trampolino. Di conseguenza, sedendomi in prossimità della traversa poppiera alzerei le prue (molto vento) mentre, sedendomi in prossimità della traversa prodiera, alzerei le poppe (poco vento). Spostandomi poi verso la sartia (da prua o da poppa) ripristinerei invece l’equilibrio. Sono poche decine di centimetri, ma 100 chili sulla schiena del Baby si fanno sentire (poverino).
Dopo di che si potrebbe pensare seriamente alle derive.
L’Arch. D’Alì, nel suo libro, sostiene che “Il fiocco e le derive possono fornire un aiuto alla virata, ma non sono determinanti. …. barche prive di fiocco e di derive, se regolate correttamente virano ugualmente bene” (pag. 159). Il libro spiega poi in dettaglio la manovra di "virata in panne”, procedendo in retromarcia scontrando vela e timoni. Questa parte non l’avevo letta bene, però ne avevo intuito gli effetti con il Gorillino dopo essermi ritrovato in stallo la prima volta, notando che, con i timoni orientati a sinistra (barra a dritta come per virare sulla mura opposta), le prue andavano invece a dritta. Il vento era molto scarso, per cui non avevo percepito che stavo procedendo lentamente all’indietro, dove l’effetto del timone è invertito. Avevo anche pensato alla possibilità di usare la randa in retromarcia (scontrandola come fosse un fiocco da mettere a collo), ma questo solo in macchina mentre tornavo a casa ripensando a quanto successo  
Secondo me, prima di cantierare interventi strutturali, invasivi e complicati (come la realizzazione delle derive e relative casse in posizione definitiva), sicuramente utili ma, forse, non assolutamente necessari, sarebbe meglio affinare prima la tecnica e padroneggiare meglio la barca (magari facendo delle prove con le derive provvisorie di cui abbiamo parlato in precedenza).
Ma temo che, tutto questo, dovrà essere rinviato al prossimo anno, quando avrò però il vantaggio di cominciare le prove già dall’inizio di stagione (con spiaggia e acqua ancora molto libere).
Per quest’anno sarei già contento di chiudere con altre 2 o 3 uscite di prova in condizioni meteo differenti e, soprattutto, senza andare addosso ai bagnanti o combinare qualche altro guaio a causa dell’ingovernabilità (in parte strutturale e in parte tecnica) del Baby o per qualche cedimento improvviso.
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Modificato da - luca10ft in data 31/08/2013 07:10:46 |
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 31/08/2013 : 10:44:18
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scusate, sembra che non voglia rispodere più: è la terza volta che ci provo, ma alla fine di un messaggio piuttosto lungo, vengo buttato fuori, e devo ricominciare daccapo. Ci riproverò quando mi sarà passato il nervoso! Magari nel frattempo mi studio un cad! Ciao |
Carlo |
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Jacopo
2014 Winner
   

Prov.: Milano
Città: Milano
590 Messaggi |
Inserito il - 31/08/2013 : 13:20:16
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Ciao Carlo, sono tornato dalle vacanze e ho trovato questa ponderosa discussione. Sono fondamentalmente d'accordo con la tua analisi e con le tesi di Phil. Per perfezionare la comprensione di un argomento tutt'altro che semplice sarebbero utili una analisi di disegni ben fatti, qualora ce ne siano, e una prova pratica in diverse condizioni operative (con una o due derive, con venti leggero e forte, spostando i pesi ecc.) Ci vediamo a Pella. Ciao a tutti Jacopo
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 31/08/2013 : 18:13:31
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Ciao Jacopo, ben tornato. Ci vediamo a Pella... Speriamo! Io sono appena ritornato a Numana, e sarà difficile convincere Paola a rientrare prima di metà mese... Vedaremm. Ciao a tutti |
Carlo |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 06/09/2013 : 07:50:15
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Ieri pomeriggio seconda e divertente uscita con il Gorillino in condizioni meteo più favorevoli. Vento inizialmente sui 9-10 nodi da Est (quindi da circa 45° a destra rispetto alla spiaggia che guarda a NE), che poi ha rinforzato un pochino (fino a 12-13 nodi) alzando anche un po’ di onda (30-40 cm) corta, ripida e fastidiosa, tipica dell’Adriatico.
Nonostante la randa-mutanda, l’assenza di derive e di trasto (il carrello randa), ho preso il largo restando all’interno del corridoio di uscita perpendicolare alla spiaggia (30-35 mt di larghezza per 500 di lunghezza), stringendo e mantenendo (quindi senza eccessivo scarroccio) un angolo di poco maggiore (se non uguale) a quelli tenuti dal Flying Junior (della scuola di vela) e dal Classe A (di un socio del circolo velico) usciti poco dopo. Il maestro di vela mi ha poi confessato il suo stupore per la bolina che riusciva a fare quel catamar(i)no formato mignon  
Con il vento che finalmente spingeva (anche se 2 o 3 mq. di tela in più ci sarebbero stati tutti) il Baby Gorilla sembrava un leprotto. Ad un certo punto ho incrociato un piccolo convoglio di derive (FJ, Skipper o Tridente 14 e credo anche un 470) di un’altra scuola di vela che rientravano alla loro base verso Rimini (quindi rotta NO e andatura lasca mure a dritta) gareggiando tra loro in velocità armate di randa e fiocco. Ovviamente virata (poi vi spiego) e inseguimento. A parità di andatura (ossia di angolo) mantenevo la stessa velocità delle barche in testa (quindi superando e distanziando quelle più lente), nonostante la randa completamente divisa in due (cioè con doppia concavità) dalla sartia di sinistra su cui appoggiava come un lenzuolo steso ad asciugare (del resto, con una freccia di oltre 40 cm, su una corda di circa 2 mt, il grasso è notevole – 20%). Orzando un pochino e cazzando la scotta (dando alla randa un profilo quasi unico che non interrompesse troppo il flusso laminare), li superavo invece senza troppa difficoltà (onde permettendo, v. infra).
E veniamo alla virata. Beh, forse non ci crederete, ma non ne ho sbagliata una. Eppure ne ho eseguite parecchie, proprio per essere sicuro che la buona riuscita non era dovuta alla fortuna. Mi ero talmente gasato… che poi ho dimenticato di provare le strambate   Il problema strutturale rimane ma, con la tecnica giusta, la manovra si esegue facilmente e senza troppi ritardi. Ecco la sequenza (navigando con mure a dritta): - si inizia come di consueto, cioè spostando dolcemente la barra sottovento (verso sinistra) e cazzando progressivamente la randa per farla portare il più a lungo possibile; - l'equipaggio rimane sopra vento (a dritta) - esaurito l’abbrivio la barca si ferma immediatamente prua al vento, con il boma parallelo agli scafi e la vela che fileggia, iniziando a retrocedere (come da copione); - l’equipaggio si sposta quindi sull’altro lato (a sinistra), scontrando contemporaneamente il timone (cioè spostando la barra verso dritta); - passato sull’altro lato, libera la scotta e scontra (sempre verso dritta) anche il boma fino a fargli toccare la sartia (la randa si gonfia); - in pochissimi secondi la randa inizia a sgonfiarsi e riprende a fileggiare, segno che è di nuovo nel letto del vento e la virata è riuscita; - a questo punto si cazza la scotta, barra al centro e la barca riparte immediatamente. Navigando mure a sinistra si fa, ovviamente, l’esatto contrario. Sembra complicato, ma dopo qualche prova diventa quasi istintivo e tutto si conclude in pochi secondi. Certo, in una regata molto combattuta anche due o tre secondi sono importanti, ma in circostanze meno battagliere direi che il risultato è più che accettabile quale alternativa all’istallazione delle derive (secondo la logica della semplificazione e del contenimento del peso).
E ora le dolenti note. La scarsa galleggiabilità del Baby, in relazione all’enorme peso dell’equipaggio (il sottoscritto), si sentiva molto con l’onda presa al mascone che, spesso, spazzolava completamente la coperta e rallentava ovviamente la corsa (oltre a riempire di secchiate il malcapitato che ci stava sopra). Migliorava un pochino con l’onda al traverso o al giardinetto, che passava quasi tutta sotto la barca (anche se gli schizzi continuavano ad arrivare veloci e pungenti), ma che poi finiva per schiacciarsi pressata dal trampolino (allagandolo, da sotto, attraverso i fori di scolo), anche qui producendo un sensibile effetto frenante. Credo, quindi, che l’intervento sui volumi di carena sia proprio inevitabile e prioritario rispetto alla questione derive. Dovrò poi studiare bene quanto volume si potrà aggiungere, perché i 25 lt che avevo ipotizzato forse sono un po’ scarsi.
Ovviamente altra priorità sarà quella di dotarsi di una randa nuova, fatta su misura e con tutti i crismi. Credo che anche la realizzazione del trasto debba rientrare tra le priorità.
Eliminato invece il problema delle infiltrazioni d’acqua (mi ero dimenticato di stringere bene viti e bulloni dopo che il sigillante si era asciugato). Durante la navigazione, le sartie, inizialmente ben cazzate, si sono allentate sensibilmente. Forse a causa dell’assestamento di nodi e avvolgimenti che, serrandosi, hanno poi determinato un allungamento (dicono che l’allungamento di 1 cm di un cavo ben tesato - cioè rettilineo – lungo 10 mt provoca una freccia di 20 cm).
Un’ultima annotazione. Quando il Baby partiva in velocità, iniziava un sibilo come una specie di vibrazione armonica (credo provenisse dagli scafi o dai timoni, ma non sono riuscito a capire bene). Mi sembra di aver letto che è un rumore normale sui catamarani.
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Modificato da - luca10ft in data 06/09/2013 08:28:24 |
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