Vai al sito Diecipiedi

Forum Classe Diecipiedi
[ Home | Registrati | Discussioni Attive | Discussioni Recenti | Segnalibro | Msg privati | Sondaggi Attivi | Utenti | Download | Cerca | FAQ ]
Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 Classe 10'
 Forum 10'
 Un nuovo 10piedista e il suo progetto
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Pagina Precedente | Pagina Successiva
Autore Discussione
Pagina: di 6

capelizzari
Utente Senior


Prov.: Milano
Città: burago


354 Messaggi

Inserito il - 05/02/2012 : 15:28:28  Mostra Profilo Invia a capelizzari un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luca10ft ha scritto:

Sempre interessanti le vostre riflessioni.

Purtroppo io ho invece poca stima del legno nelle parti dove le infiltrazioni sono più facili e temibili, come opera viva, opera morta e altri parti strutturali (ok invece per arredi interni o finiture esterne tipo coperte o pozzetti in teck). Quando ero piccolo, la compagnia di mio padre aveva una barca in legno che richiedeva tantissima manutenzione (ma quella volta non esistevano l’epossidica e le attuali tecniche protettive).
Mi piacerebbe vedere come hai realizzato i circuiti per terzarolare la Randa (poi indicarmi qualche link?)
Anche io avevo esaminato l’ipotesi del fiocco autovirante, ma questo mi comportava una serie di problemi (teorici) che, nella valutazione pro e contro, sono poi stati decisivi per scartare questa soluzione.
Es.
- L’albero avrebbe dovuto essere più arretrato verso poppa per avere una superficie accettabile del fiocco (altrimenti mi sarei ritrovato una vela lunga e stretta, con innalzamento del centro velico e conseguente aumento del momento sbandante), rispetto al fiocco tradizionale avente minimo di sovrapposizione (105-110%), che poteri estendere ulteriormente al 115% se armo senza crocette.
- arretrare l’albero verso poppa significa anche rivedere la forma della Randa (che, riducendosi di base, avrebbe dovuto aumentare di inferitura per mantenere la stessa superficie, innalzando anche qui il centro velico) e la posizione della lama di deriva (e relativo CD) come era stato osservato più sopra (anche se ho previsto un minimo di regolazione).
- la coperta (già piccola) potrebbe non lasciare spazio per il bompresso (e relative manovre), inevitabile per usare anche Code 0 o Gennaker

Sulla maggiore efficacia del fiocco per la bolina, bè, non saprei.
Sicuramente con il sistema autovirante potrai ridurre al minimo l’angolo di incidenza (controllabile comunque meglio con la Randa, specie se disponi del trasto) e quindi stringere di più.
Tieni tuttavia presente che il fiocco carica la prua molto più della Randa; prua che, se non sufficientemente dimensionata (in termini di spinta di gallegiamento), rischierà di affondare facendoti navigare troppo appruato, con tutte le conseguenze negative (difficile passaggio sull’onda, tendenza orziera, barca più bagnata, ingavonamento longitudinale, ecc.).

In ogni caso il tuo esperimento mi interessa e ti seguirò attentamente se ci aggiornerai sullo stato dell’arte.



Con le tecniche di oggi credo che tutti i problemi che hai avuto in passato siano superati. Comunque io non vendo legno, quindi ad ognuno secondo il suo gusto.

Per le borose: per quella posteriore ho fatto un semplice rinvio con una pastecca sul boma , e in prossimità della trozza un rinvio verso la coperta, ulteriore rinvio in orizzontale e clam-cleat. Quella anteriore si manda semplicemente giù verso la coperta, rinvio e clam-cleat. Ti assicuro che va benissimo.
Per prendere la mano molli la drizza fino ad un segnalino prefissato, cazzi la due borose e il gioco è fatto. Poi se vuoi, leghi i mataffioni.

L'armo frazionato ha una randa da 5,6 mq e un fiocco da 2,1. L'albero viene arretrato di una 20na di cm, e c'è un piccolo bompresso da circa 30 cm. Un bometto imperniato vicino all'attacco dello strallo e un circuito per la scotta rendono il fiocco autovirante. L'idea viene da qui http://www.garryhoyt.com/id39.html Tutto da provare.
Il mio dubbio più grosso sta nella poca rigidità della struttura del mio tri. Le sartie vanno sulle traverse che non sono propriamente rigide, e per quanto mandi in tensione tutto, con un po' di vento la catenaria dello strallo sarà significativa. Comunque proverò, e se andrà appena decorosamente bene lo vedrete alla prima regata.
Magari posterò qualche foto più avanti. Ora fa troppo freddo per armare la barca.
Ciao

Carlo
Torna all'inizio della Pagina

luca10ft
Utente Attivo


Città: riccione


248 Messaggi

Inserito il - 05/02/2012 : 15:32:46  Mostra Profilo Invia a luca10ft un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
In
Mario Falci ha scritto:

Allora, io userò del carbonio da 200 grammi, ma sul mio trimarano precedente vincitore di due campionati e 2° posto in quest'ultimo era fatto con tessuto di vetro. Io avevo usato, per il precedente tri, un foam da 2cm ma di densità bassa: il risultato fu un sandwich leggero ma tenero come il burro. Non potevi poggiare un gomito che rimaneva l'orma. Ho chiesto informazioni sulla costruzione dei moth e sono costruiti come farò adesso; ovvero Herex da 5mm con densità 75kg/mc che ho comprato alla Spray e tessuto di carbonio a prezzo simil vetro (vedi post su carbonio).
La robustezza è data dalle fiancate ma anche dalle ordinate che possono essere fatte da polistirene di bassa qualità (edilizia) ma che irrigidiscono lo scafo e fanno da riserva di galleggiamento.

""""- arretrare l’albero verso poppa significa anche rivedere la forma della Randa (che, riducendosi di base, avrebbe dovuto aumentare di inferitura per mantenere la stessa superficie, innalzando anche qui il centro velico) e la posizione della lama di deriva (e relativo CD) come era stato osservato più sopra (anche se ho previsto un minimo di regolazione)."""

Non capisco questa frase! Se arretri l'albero non devi necessariamente ridurre la base della randa. La randa rimane la stessa ma l'importante è che la deriva venga arretrata di altrettanti centimetri in modo che comunque ci sia corrispondenza nell'allineamento con il CV.


@ Mario
Hai inserito la risposta poco prima che inserissi la mia.
Ti rispondo ora.
Grazie per i chiarimenti sulla costruzione del sandwich, che terrò certamente in considerazione nella fase di progettazione esecutiva.
Interessante anche il discorso sull’uso del polistirene impiegato in edilizia

Quanto al discorso sulla posizione dell’albero, è vero che puoi limitarti a spostare la lama di deriva nella misura corrispondente all’arretramento dell’albero. Ma se questo non è possibile (es. se intervieni su una barca esistente con deriva a baionetta o con deriva pivottante dentro una scassa fatta su misura che non ti consente margini di aggiustamento), allora devi necessariamente rivedere la forma della randa perché il relativo CV arretrerà con l’albero amplificando l’effetto orziero (oltre alla possibilità di ritrovarti, come nel mio caso, la varea del boma fuori dallo specchio di poppa, con eventuali problemi nelle manovre di presa di terzaroli).



@ capellizzari
Grazie anche a te per il chiarimento.
Ora ho capito cosa intendevi per autovirante. Immaginavo qualcosa che assomigliava di più al sistema montato sui Dehler Tipo questo)

Immagine:

36,77 KB

Quindi il problema della superficie del fiocco lo risolvi attraverso un bompresso fisso. In effetti mi sembra l’unica soluzione in barche e così piccole, altrimenti avresti dovuto arretrare eccessivamente l’albero.
Per controventare la trazione delle sartie sulle traverse potresti pensare a delle birglie di collegamento traversa/scafo (è un’idea che ti butto li e tutta da verificare circa la sua fattibilità)

Modificato da - luca10ft in data 05/02/2012 15:49:12
Torna all'inizio della Pagina

aurelio
Utente Senior



345 Messaggi

Inserito il - 05/02/2012 : 16:14:48  Mostra Profilo Invia a aurelio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ok superficie velica modulabile, è lo stesso ragionamento che ho fatto per Uffa 10 anche perchè la che userò in doppio con Giuliana per raduni come la Velalonga e long distance....
p.s. il Twiner aveva la particolarità della deriva "basculante tipo minitransat 650" di solo alcuni gradi realizzata con un foro più largo rispetto al perno..questo secondo le intenzioni di Finot darebbe un vantaggio.....
Torna all'inizio della Pagina

Phil Masnagh
Utente Senior


Prov.: Novara
Città: Novara


562 Messaggi

Inserito il - 06/02/2012 : 00:00:47  Mostra Profilo Invia a Phil Masnagh un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luca10ft ha scritto:


@ Zuchino
Grazie anche per il tuo intervento.
Credo di aver capito cosa volevi dire con il discorso dell’incidenza negativa della deriva rispetto alla rotta.
Tieni tuttavia presente che stiamo parlando di barchette di 3 metri e, nel caso specifico, di un modello largo qualche decina di cm in più rispetto alla media e che navigherà, ad esagerare, con sbandamenti di 15-20°.
Certo, se ragionassimo di barche larghe quasi 6 metri che navigano anche con sbandamenti di 30°-35°, sfruttando bulbi basculanti (come Open 60 o Vor 70), allora il discorso sui Dagger Board (derive laterali) ci starebbe tutto.

Interessante l’idea Micro TeamWork 747 10'.
Credo però sia più prudente non lasciarsi trasportare troppo dall’euforia del momento, estremizzando le cose. Spesso, in campo velico, le soluzioni migliori sono quelle di compromesso.
Il TeamWork 747 ha fatto buona impressione nella Micro Transat, cioè una regata prevalentemente ad andature portanti (sfruttando prima gli Alisei da Nord-Est poi quelli da Sud-Est).
Sarebbe utile vedere come si comprta in una regata tipo la OSTAR, caratterizzata da molta bolina seguendo una rotta vicina alle depressioni nord atlantiche.
Secondo me, una prua così larga e panciuta potrebbe picchiare molto duro sull’onda.




Quello che conta sono le proporzioni. Un barca di 3 metri lft larga 1.8 ha la stessa "ferrodastiraggine" di una larga 6 e lunga 10. Se ci metti una deriva centrale fissa, cioè non orientabile lungo l'asse verticale per poter dare la giusta incidenza, non avrai efficienza di bolina. Cioè sia il vento che la deriva porteranno la barca a scarrocciare nella stessa direzione.

Quanto al TeamWork 747: ti assicuro che non è euforia, ma solo una conferma delle mie convinzioni. Infatti l'ho paragonato ad uno scafo progettato nel 1952... Secondo me la superiorità di uno scafo come quello rispetto ad un ferro da stiro è fuori discussione, se la deriva è centrale e non orientabile come descritto sopra.

E' chiaro che queste sono le mie opinabilissime opinioni. Gratis, oltretutto... Buon lavoro...!!

Modificato da - Phil Masnagh in data 06/02/2012 00:14:26
Torna all'inizio della Pagina

luca10ft
Utente Attivo


Città: riccione


248 Messaggi

Inserito il - 06/02/2012 : 07:41:03  Mostra Profilo Invia a luca10ft un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
@ aurelio
Non avevo notato questo particolare del Twiner riguardo la deriva basculante (in senso trasversale).
Dovrebbe però avere un meccanismo di controllo e di regolazione, perché se si tratta solo di lasciarla basculare (o giocare) liberamente dentro una sede più larga, bè, credo che sia il miglior sistema per favorire logoramenti, usura e facili rotture. Avrei anche qualche dubbio sulla relativa efficacia.
Hai per caso qualche foto per vedere come è fatto il meccanismo in dettaglio?



@ Zucchino
Si, è vero che in quello che dici contano le proporzioni, ma contano anche l’angolo di sbandamento e il gioco dei volumi di carena.
Credo poi che sia sbagliato partire dalle proporzioni della superficie di coperta (parte superiore dell’opera che, non a caso, si chiama morta), come se la barca navigasse costantemente con la falchetta sott’acqua e uno sbandamento di 35°, andatura che creerebbe anche altre criticità all’efficacia del piano anti scarroccio.
Il rapporto (lunghezza/larghezza) iniziale (da cui fare poi tutte le verifiche del caso) dovrebbe essere quello della linea di galleggiamento (parte superiore dell’opera viva) che, in sezioni molto svasate e carena leggermente a V (concepite anche per ridurre la superficie bagnata), cambia di molto. Nel mio caso sono 300x136, con un baglio di 105 cm nella sezione in prossimità del Centro di Deriva, ossia proporzioni non molto diverse da quelle di altri 10 piedi.
La sezione svasata consente poi, all’aumentare dello sbandamento, anche un rapido aumento di volumi immersi, incidendo ovviamente sulla forma dell’opera viva e sulla relativa spinta di galleggiamento, che sarebbe tutta da studiare.
In questo modo potrebbe forse emergere un angolo di sbandamento critico, oltre il quale diventa anche importante l’angolo di incidenza che dici tu.
Altrimenti ho paura che resti solo un discorso puramente teorico

Sul TeamWork 747 formato 10 piedi, bè, anch’io ho detto la mia personalissima e opinabilissima opinione, secondo lo spirito di S.Tommaso Apostolo
Saranno gli eventi futuri a dirci, con certezza, se si tratta di una rivoluzione nel modo di concepire gli scafi.
Per il momento preferisco attestarmi su soluzioni più prudenti.
Peraltro mi sembra abbastanza complicato coniugare una prua tipo 747 con la costruzione a spigolo (a cui non posso rinunciare). Il risultato potrebbe essere, come hai messo bene in evidenza, uno scafo tipo Optimist classe 1947, quindi nulla di particolarmente innovativo.
Insomma, una grossa vasca da bagno… anziché un piccolo ferro da stiro….

Comunque grazie per i tuoi suggerimenti.
Come ho già detto sopra, sono ancora nella fase di progettazione di massima e, prima di passare a quella definitiva (dove alcune cose sicuramente cambieranno grazie al vostro contributo), vorrei raccogliere più opinioni possibili, perché più teste valutano sempre meglio di una sola, anche se, alla fine, è sempre una che deve trarre le conclusioni (ovviamente assumendosi poi le conseguenti responsabilità).


Modificato da - luca10ft in data 06/02/2012 07:46:37
Torna all'inizio della Pagina

aurelio
Utente Senior



345 Messaggi

Inserito il - 06/02/2012 : 10:32:50  Mostra Profilo Invia a aurelio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ciao, non ho foto del meccanismo, se ben mi ricordo era solo un foro più lasco rispetto al perno ( la deriva in Twintex aveva il foro protetto da una bussola in teflon o simile credo sostituibile quando usurata)
aurelio
Torna all'inizio della Pagina

Phil Masnagh
Utente Senior


Prov.: Novara
Città: Novara


562 Messaggi

Inserito il - 06/02/2012 : 13:07:29  Mostra Profilo Invia a Phil Masnagh un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
...la costruzione a spigolo (a cui non posso rinunciare). Il risultato potrebbe essere, come hai messo bene in evidenza, uno scafo tipo Optimist classe 1947, quindi nulla di particolarmente innovativo.
Insomma, una grossa vasca da bagno… anziché un piccolo ferro da stiro….

Comunque grazie per i tuoi suggerimenti.
Come ho già detto sopra, sono ancora nella fase di progettazione di massima e, prima di passare a quella definitiva (dove alcune cose sicuramente cambieranno grazie al vostro contributo), vorrei raccogliere più opinioni possibili, perché più teste valutano sempre meglio di una sola, anche se, alla fine, è sempre una che deve trarre le conclusioni (ovviamente assumendosi poi le conseguenti responsabilità).




Ma sì hai ragione: le derive tendenzialmente viaggiano piatte sull'acqua. Però a quel punto che te ne fai di due timoni?

La definizione "ferro da stiro" non è un dispregiativo ma un descrittivo della forma. Quindi l'Optimist di Clark Mills, mi dispiace, non rientra.

Che poi la sua forma sia poco innovativa solo perché è datata 1947 (io mi ricordavo 1952, ma non cambia molto) mi pare una convinzione quantomeno curiosa. E' proprio il contrario. Quel progetto è così valido che tutt'oggi, a distanza di 60 e fischia anni, la classe Optimist è attivissima e diffusissima in tutto il mondo.

Probabilmente nessun coevo progetto di barca a ferro da stiro è sopravvissuto con tanto inalterato successo, né ha avuto uguale ciclopica diffusione.

E' un battello estremamente efficace, e non mi riferisco al solo scafo. La sua randa a tarchia è di una potenza incredibile, superiore alla triangolare bermudiana marconi o come la vuoi chiamare. E infatti non è un caso se le nuove rande per i moderni sloop assomiglino in modo incredibile ad una tarchia con allungamento elevato. Per migliorarne ulteriormente l'efficienza.

L'optimist sembra una cassa da imballaggio con un manico di scopa ed un lenzuolo, ma non è così. E' un efficacissimo natante, tant'è vero che il suo concetto di base è stato ripreso, modernizzato, e utilizzato per costruire una barca vincente come TeamWork 747. Poi magari questa non andrà forte nella Ostar e nel Nord Atlantico, ma anche il tuo diecipiedi non affronterà mai situazioni del genere. E comunque intanto ha vinto contro i "ferri da stiro" alla prima uscita.

Queste sono le mie opinioni. Scafo stabile trasversalmente, leggero, armo semplice e manovre rapide. Se sei solo a bordo è meglio avere poche cose da fare oltre a timonare. Buon lavoro!



Modificato da - Phil Masnagh in data 06/02/2012 16:22:53
Torna all'inizio della Pagina

marco casavecchia
Utente Senior

Prov.: Torino
Città: susa, no tav


390 Messaggi

Inserito il - 06/02/2012 : 20:24:13  Mostra Profilo Invia a marco casavecchia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
http://www.yachtsandyachting.com/photos/optimist/yandy72085.jpg

Bella barca davvero!
Torna all'inizio della Pagina

luca10ft
Utente Attivo


Città: riccione


248 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 09:05:07  Mostra Profilo Invia a luca10ft un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
@ Zucchino
Bè, è innegabile che, nel suo piccolo, l’Optimist sia stato un progetto indovinato, anche perché, con quelle dimensioni, credo che l’unica forma capace di garantire una certa stabilità sia il rettangolo, cioè la vasca da bagno (che, ovviamente, è cosa ben diversa dal ferro da stiro).
Come avevo già detto nel mio intervento di apertura e di presentazione, vorrei tentare una soluzione ibrida tra le due, cioè non troppo vasca da bagno ma neppure troppo ferro da stiro.
Avevo anche spiegato che quella del doppio timone era, più che altro, una tendenza a modaiola, anche se poi Mario Falci ha espresso valutazioni positive (peraltro guardando le foto dei raduni non sembra raro navigare sbandati).

***************************************

Tornando al mio progetto, devo dire che, grazie ai vostri suggerimenti, ho riflettuto molto sul sistema costruttivo, e ho provato ad elaborare un modello che utilizzi il cd. sistema delle “sezioni sovrapposte” di cui ha parlato Jacopo nell’illustrare il progetto e la costruzione di Pulcino Pirata.
Questo mi ha consentito di superare la forma a spigolo, per seguire sezioni più rotondeggianti simili a quelle del Twiner 2.80 (con spigoletto tra l’uscita della linea di carena e la murata).
Appena avrò completato il disegno (molto più complesso considerata l’infinità delle varie linee – ordinate, longitudinali e d’acqua - che compongono lo scafo) vi mostrerò il risultato.

Intanto vorrei sottoporvi alcune considerazioni sul metodo costruttivo.
L’idea sarebbe quella di realizzare uno scafo pieno da laminare solo esternamente, fatta eccezione del piccolo gavoncino di prua che sarà realizzato con la tecnica del sandwich (2 o 3 cm di spessore)
Questo consentirebbe di creare anche una formidabile riserva di galleggiamento.

Per risparmiare sul costo (e sul peso), pensavo di utilizzare lo Styrodur (http://www.basf.de/it/produkte/plastics/schaum/styrodur_startpage.htm ), facilmente reperibile in tutti i negozi di prodotti per l’edilizia a costi molto più bassi rispetto al PVC Airex.
Peraltro lo Styrodur è anche più leggero (circa 30 Kg/mc), pur avendo una buona resistenza alla compressione.

Dove gli spessori dello scafo (pieno) saranno elevati (oltre 20 cm), l’idea sarebbe quella di creare dei vuoti (lasciando comunque uno spessore della parete di almeno 7-8 cm) da riempire con bottiglie di plastica (chiudendo poi gli ulteriori spazi, dovuti alla forma della bottiglia, con schiuma espansa).
I vuoti non saranno laminati internamente, considerando il notevole spessore dello Styrodur

Ecco un calcolo molto sommario dei pesi:
- Styrodur Kg 23
- tessuto e resina laminazione scafo (considerando 2 strati di tessuto da 200 gr) Kg 5
- tessuto e resina laminazione pozzetto e coperta (c.s.) Kg 4
- tessuto e resina laminazione interno gavone (1 strato tessuto 200) Kg 2
Tot. 34

Ai quali andranno aggiunti le parti in legno (specchio di poppa, scassa deriva, paratia del gavoncini, riforzi per attacchi vari e attrezzature rigging), timoni, albero, vele, cordame. Circa 20-25 Kg

Infine la deriva zavorrata Kg. 15-18

Tot. complessivo circa 70-75 kg

Che ne dite?




Modificato da - luca10ft in data 08/02/2012 09:14:29
Torna all'inizio della Pagina

Jacopo
Utente Senior


Prov.: Milano
Città: Milano


414 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 09:38:22  Mostra Profilo Invia a Jacopo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Direi che e' un macigno !
Credo proprio che la soluzione dello scafo massiccio non sia proprio applicabile nel caso dei monoscafi.
Piuttosto, se vuoi utilizzare tale sistema per semplificarti la realizzazione delle forme tondeggianti, svuotalo, scavando all'interno, dopo avere laminato la vetroresina.
Avere uno scafo da 70-80 kg e' come imbarcare una seconda persona che, pero', non ti aiuta.
Ciao
Jacopo
Torna all'inizio della Pagina

Phil Masnagh
Utente Senior


Prov.: Novara
Città: Novara


562 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 09:58:27  Mostra Profilo Invia a Phil Masnagh un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao Luca,

l'Optimist nel suo piccolo ha avuto così tanto successo che è stato ripreso da TeamWork 747 con altrettanto successo nel suo grande. Per ora. E considera che l'Optimist è solo un paio di piedi più corto di un dieci piedi...

Le derive un po' viaggiano piatte e un po' viaggiano sbandate. OK. se viaggi piatto due timoni non servono, se viaggi sbandato una deriva sola centrale è controproducente, vista la larghezza della poppa che le fa assumere un'incidenza sfavorevole. A meno di dotare la deriva di un sistema per dare portanza alternativamente su un bordo o sull'altro, secondo le esigenze.

Le barche larghe che hanno due timoni in genere hanno anche due derive, anche TeamWork 747. E se guardi le sue derive vedrai che sono angolate con un'incidenza opportuna sui due lati, al fine di dare portanza e contrastare lo scarroccio.

In pratica gli scafi di quel tipo sono un po' come l'unione fra due scafi a timone e deriva centrale fusi assieme sotto un certo angolo, l'angolo di navigazione sotto sbandamento.

Poi se ti piace così per me va bene, naturalmente. Esprimo semplicemente un'opinione.

Altra cosa che peggiora sicuramente le prestazioni è appesantire la barca zavorrando la deriva. Io capisco l'esigenza di stabilità, ma il peso è sempre negativo. Ci sono diecipiedi che pesano la metà di quello che indichi tu.

Ultima cosa davvero: visto che vuoi armala con un tot di vele, ti consiglio di pensare ad un sistema semplice di autopilota, per poter avere le mani libere da dedicare alle vele e continuare nel contempo la navigazione a solo.

Hasta il viento ! (questa l'ho sparata così, ma non so se si dica... )

Modificato da - Phil Masnagh in data 08/02/2012 11:35:47
Torna all'inizio della Pagina

luca10ft
Utente Attivo


Città: riccione


248 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 13:29:50  Mostra Profilo Invia a luca10ft un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
@Jacopo
Azz! E io che pensavo di avere trovato l’uovo di Colombo.
In effetti il peso del riempimento incide parecchio, benché abbia tolto circa 7 Kg prevedendo un parziale svuotamento (da riempire poi con le bottiglie vuote).
Comunque posso inserire un’altra serie di bottiglie per ulteriori 3-4 kg di peso e andare a caccia di altro peso superfluo, ma poca roba perché molto del peso non riguarda lo scafo.

Tieni infatti presente che si tratta di un progetto particolare.
Se rinunciassi:
- al pozzetto auto svuotante
- al volume per la riserva di galleggiamento
- al gavoncino di prua
- al doppio timone
- alla deriva zavorrata e pivottante
- al piano velico frazionato
- al bompresso

e mi accontentassi di laminare con un solo strato di tessuto, di un rigging tirato all’osso e stringessi lo scafo di almeno 40 cm, abbassandolo anche di 10-15 cm, bè, allora vedrai che i pesi si ridurranno notevolmente (forse dimezzandosi), ma sarà una barca completamente diversa... che a me non interessa realizzare...

@ Zucchino
Spero che tu non ti sia offeso se non ho seguito i tuoi consigli .
Ormai sono partito con questa impostazione progettuale e vorrei trovare il modo di realizzarla affinché funzioni il meglio possibile.
Certo, alcune cose si possono modificare (es. il doppio timone, la lama di deriva zavorrata, il fiocchetto, limare qualche cm di larghezza di troppo), ma non mi interessa stravolgerlo per realizzare una cosa completamente diversa che poi non saprei come chiamare (piccolo TeamWork 747 o grande Optimist?).
Se alla fine verrà fuori una schifezza , bè, quanto meno l’esperienza servirà ad altri per evitare i miei stessi errori.

Certo, esiste il problema dell’angolo di incidenza che hai evidenziato, ma occorrerebbe capire quanto sia grave in concreto (e non solo a livello teorico).
Ad esempio, ci sarebbe da chiedersi perché anche sul TeamWork 747 hanno previsto le derive laterali (daggerboard) visto che quel tipo di prua dovrebbe eliminare (o comunque minimizzare) il problema.
Invece ci sono perché, molto probabilmente, vanno combinate con la deriva basculante che, una volta sollevata, annulla il suo effetto anticarroccio.
Sugli scafi larghi anche la lama di deriva soffre (anche se in misura limitata) il problema risolto con il doppio timone, perché con un eccessivo grado di sbandamento (combinato alla carena piatta) le fa emergere dall’acqua, limitando quindi la superficie che si oppone allo scarroccio.
Poi è chiaro che, dovendole realizzare, gli hanno dato l’orientamento ottimale, anche perché essendo molto strette, il disassamento (o angolo di incidenza negativo, come lo chiami tu), le avrebbe rese sostanzialmente inutili.


Modificato da - luca10ft in data 08/02/2012 13:32:58
Torna all'inizio della Pagina

Mario Falci
Moderatore


Prov.: Milano
Città: Milano


905 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 13:39:48  Mostra Profilo Invia a Mario Falci un Messaggio Privato  Rispondi Quotando


Tot. complessivo circa 70-75 kg

Che ne dite?




Attento perchè vai assolutamente fuori strada; perdona la franchezza.
L'esperimento di Jacopo aveva un suo perchè. Io ho seguito l'evolversi della sua idea e ho dato anche una mano nella sgrossatura del polistirene.
1) Jacopo voleva robustezza a scapito del peso, ma il cat veniva affidato al figlio, molto più leggero.
2) se fai i vari strati, scordati di raccordare i gradini interni e quindi avrai sempre grandi spessori. E' vero che parliamo di 35kg/mc, ma poi il peso si sente eccome.
3) lo scafo senza spigoli è un falso problema e ci siamo passati tutti, anche io all'inizio: vedi il mio cat Nova. Siamo romanticamente legati alle forme classiche delle barche e pensiamo che abbiano migliori prestazioni: non è vero, basta guardare le barche che hanno vinto gli ultimi campionati.
4) si compra l'Herex o il pvc o il termanto non tanto perchè si vuole spendere di più ma perchè più duro a compressione e sopratutto perchè si lega meglio al tessuto. Fai la prova, prova a staccare il tessuto di vetro incollato con resina al polistirene e poi all'Herex.
Ciao
Mario
Torna all'inizio della Pagina

esse4
Utente Medio

Prov.: Trento
Città: Canal San Bovo


34 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 15:22:50  Mostra Profilo Invia a esse4 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
E' lo stesso polistirene che vorrei usare io per un ipotetico trimarano...

L'unico fatto certo è che senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno. (Erasmo da Rotterdam)
Torna all'inizio della Pagina

simone
Nuovo Utente



7 Messaggi

Inserito il - 08/02/2012 : 18:30:08  Mostra Profilo Invia a simone un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luca,
su teamwork 747, essendo un proto quindi un concentrato di tecnologia, sono previste le derive laterali, chiamate anche canard, perchè il bulbo è basculante (basculante e non pivotante come vorresti fare la tua deriva). quindi a barca sbandata mura a dritta il minista "tira" il bulbo sopravento quasi a pelo d'acqua, si ritrova senza deriva a contrastare lo scarroccio ed ecco che che a quel punto infila in acqua il canard sottovento.
Per i timoni eviterei di farne due, per il semplice fatto che le derive debbono navigare piatte sull'acqua e con due timoni avresti un trascinamento eccessivo di acqua, e anche se viaggiassi un po sbandato comunque avresti il rischio di trascinare la punta del timone sopravvento in acqua.
per i materiali non so usarti ma 70 kg sono veramente tantissimi, considera che uno scafo laser ne pesa 60 per una lunghezza di 4.23 metri e armato radial 5.7 mq ti fa i giri intorno.......
Torna all'inizio della Pagina
Pagina: di 6 Discussione  
Pagina Precedente | Pagina Successiva
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:
Forum Classe Diecipiedi © 2000-06 Snitz Communications Torna all'inizio della Pagina
Questa pagina e'stata generata in 0,28 secondi. Herniasurgery.it | Snitz.it | Snitz Forums 2000