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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 08:29:06
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Altro errore che può capitare è quello di non mescolare a sufficienza o di mescolare male (cioè usando un attrezzo inadeguato e/o senza raschiare bene fondo e lati del bicchiere). Per sicurezza io lo faccio (quasi) sempre con l’orologio davanti. Almeno 2 minuti come da istruzioni West System (più a lungo se si lavora a basse temperature).
Una volta stavo per stendere la resina dimenticando di aggiungere l’indurente  
Ora lo doso per primo, poi aggiungo la resina in base all’effettiva quantità che ho messo nel bicchiere. Con la bilancia di precisione è difficile (almeno per me) dosare sempre la quantità esatta, così ottengo anche il vantaggio che l’inevitabile differenza ha sempre un’incidenza inferiore nel rapporto tra i due componenti (soprattutto per miscele di modesta entità).
Ad es. Miscela con rapporto 100:14 (come quella che sto usando in questo momento).
Per 20 gr di resina occorrono quindi 2,80 gr di indurente. Anche facendo attenzione a dosare bene le gocce, nel bicchiere mi finiscono 2,88 gr di indurente. Ricalcolo la resina corrispondente (gr. 20,57) Mi trema un po’ la mano e nel bicchiere finiscono 20,65 gr di resina. Nel rapporto resina/indurente ho un’eccedenza di resina dello 0,39%
Se avessi messo prima la resina con lo stesso errore (+0,08 gr), nel bicchiere ci sarebbero andati 20,08 gr. Ricalcolo il catalizzatore necessario (2,81), ma non riesco ad essere preciso per cui ne metto 2,87. In questo caso nel rapporto resina/indurente ho un'eccedenza di indurente del 2,13% In realtà potrei ridurre l’eccedenza aggiungendo altra resina (0,42 gr), anche qui però con il suo margine di errore, finendo per fare come il cane che insegue la sua coda.
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Modificato da - luca10ft in data 08/12/2014 08:30:24 |
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Jacopo
2014 Winner
   

Prov.: Milano
Città: Milano
590 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 09:09:42
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Io utilizzo di solito la resina della Spray con reazione lenta. Mi permette di avere una buona mezz'ora di tempo per mescolare e lavorare in tutta tranquillita'. Naturalmente non posso carteggiare prima di due giorni. Per comodita' mi servo di bicchieri di plastica, acquistati in lunghe file al supermercato, e di palette del gelato per mescolare e per spatolare i cordoli con la dovuta curvatura. Con tali bicchieri posso preparare circa 60 grammi di resina senza straripare durante la mescola. Secondo le istruzioni della Spray, devo preparare un composto di 50cc di resina e di 18,5cc di indurente. Per fare cio' misuro 18,5cc di acqua con un siringone e li verso nel bicchiere. Posato il bicchiere in orizzontale, traccio una tacca con un pennarello sull'esterno del bicchiere grazie alla traslucidita' della plastica bianca. Senza togliere questa acqua, ne aggiungo altri 50cc sempre misurati col siringone. Traccio, ora, una seconda tacca col pennarello al livello raggiunto. Dato che i bicchieri sono tutti uguali, posso copiare queste tracce su di un bicchiere nuovo quando devo buttare quello con i residui induriti di resina a fine lavoro. Avendo questi riferimenti gia' tracciati, la sequenza delle operazioni diventa semplice: verso l'induritore nel bicchiere fino alla prima tacca, aggiungo la resina fino alla secondo tacca, mescolo e vado a incollare o verniciare! Ovviamente si possono tracciare quantita' differenti secondo le necessita'. Ciao a tutti Jacopo
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 09:46:39
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Secondo me è più preciso formare la miscela in base al peso (Spray fornisce anche le relative tabelle), e con l’epossidica è molto importante rispettare le proporzioni.
4 o 5 anni fa ho comprato al mercato (€ 10 cadauna) due bilancine di precisione, una da 500 gr (di portata massima) con precisione al 10º di grammo (che uso quando devo miscelare grandi quantità), e l’altra da 100 gr con precisione al 100º di grammo (che uso per quantità inferiori dove è richiesta maggiore precisione ).
Prima di usarle le ricopro con la pellicola trasparente (quella da cucina), per cui restano sempre pulite e posso usarle anche in altre circostanze. Salvo errori grossolani come quello dell’altro giorno (che posso commettere anche con la siringa), mi sono sempre trovato bene.
Poi ciascuno è libero di adottare il metodo con cui si trova meglio (incluse le pompette dosatrici).
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Modificato da - luca10ft in data 08/12/2014 09:48:24 |
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capelizzari
Segretario classe 10'
   

Prov.: Milano
Città: burago
942 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 11:14:56
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Vari articoli trovati in giro affermano che differenze fino al 5% sono tollerabili, in particolare se ad eccedere è l'indurente.Posso affermare con sicurezza che piccoli errori di qualche percento non hanno mai dato problemi.
Tra gli errori che mi è capitato di fare, una volta ho dosato l'indurente al 45% (in peso), accorgendomi poi il giorno successivo che avrebbe dovuto essere al 27%... Il manufatto è venuto benissimo, almeno avendolo valutato come ho potuto (ad occhio, nelle varie lavorazioni successive): forse facendo misure raffinate di durezza si sarebbero viste differenze, non so. |
Carlo |
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Mario Falci
Moderatore
    

Prov.: Milano
Città: Milano
1559 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 18:34:39
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| Io ho sempre usato le pompe dosatrici. Ho notato che dopo qualche anno di uso intensivo, anche pulendole periodicamente, finiscono per non essere più molto precise. La resina Spray in volume ha l'induritore che deve essere la metà della resina . Per piccole quantità mi sono munito di una bella riserva di tappi in plastica di vario formato. Faccio così: riempio il tappo con la resina sino al bordo 2 volte e successivamente una sola volta con l'indurente. Miscelazione perfetta. |
Modificato da - Mario Falci in data 08/12/2014 18:35:38 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2014 : 19:02:50
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Invece io avevo appreso (sempre attraverso articoli e discussioni varie) che l'epossidica è formulata in modo che un tot di particelle di resina si uniscano solo con un tot di particelle di indurente (e viceversa), mentre l'eccedenza dell'uno o dell'altro restano inutilizzate.
Sicuramente differenze molto piccole sfuggono all'occhio e al tatto, ma forse è meglio pensarci bene prima di citare in giudizio la ditta produttrice se le caratteristiche chimico/meccaniche del miscelato (che non sono solo la durezza sotto i colpi del martello, ma anche elasticità, resistenza a flessione e a trazione, potere aderente e soprattutto distorsione a calore e temperatura di transizione vetrosa) non sono esattamente quelle dichiarate nella scheda tecnica.
Poi è ovvio che se usiamo l'epoxi quando basterebbe una colla vinilica, allora possiamo anche evitare precisioni da farmacista 
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lquaggi
Utente Senior
   

Prov.: Vicenza
Città: Montecchio Maggiore
683 Messaggi |
Inserito il - 09/12/2014 : 10:14:16
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Finora io ho avuto problemi di catalizzazione esclusivamente a causa della temperatura. Lavorando in garage, in questa stagione la temperatura ambiente scende sotto i 15 gradi, e lì cominciano i dolori.
Per risolvere il problema, mi sono fatto costruire dal mio futuro genero una presa di corrente comandata da un relè a sua volta comandato da un termostato da caldaia (a batterie), alla quale ho collegato un termosifone elettrico ad olio.
In questo modo posso regolare gli orari di accensione, e pure la temperatura di esercizio. Quando supera i 16/17 gradi, il termosifone si spegne.  |
Leonardo - IaioXL - 153
Finalmente una barca che naviga bene! |
Modificato da - lquaggi in data 09/12/2014 13:42:19 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 09/12/2014 : 18:56:51
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Non so se ci avevi già pensato, ma se costruisci un fornetto (anche precario e rudimentale) riesci a concentrare il calore anziché disperderlo nel garage. Quando ho laminato gli scafi del Baby avevo usato due cavalletti di legno e telo di plastica. Vedi le foto a pag. 6 di questa discussione http://www.diecipiedi.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=258&whichpage=6
Con una normalissima stufetta elettrica arrivavo quasi a 40°
I pezzi piccoli (tipo i timoni che sto facendo in questi giorni) li metto invece nella nicchia del termosifone che poi chiudo con un pezzo cartone (fase di post cura).
Comunque esiste anche il problema esattamente opposto a quello del freddo, ossia l’eccesso di calore. Per una esperienza inizialmente triste ma poi molto istruttiva (almeno per me) v. questa discussione
http://www.diecipiedi.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=388
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Modificato da - luca10ft in data 09/12/2014 18:59:08 |
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lquaggi
Utente Senior
   

Prov.: Vicenza
Città: Montecchio Maggiore
683 Messaggi |
Inserito il - 10/12/2014 : 07:17:39
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Non hai torto sul fornetto, ma in questo modo riscaldo anche le mie vecchie ossa quando lavoro in garage. Ho pure coibentato la basculante del garage con polistirene per non gelare quando scendo a lavorare. |
Leonardo - IaioXL - 153
Finalmente una barca che naviga bene! |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 22/12/2014 : 07:03:48
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Riprendendo il lavoro sui timoni, è giunta l’ora di sagomarli per ottenere il profilo NACA 12 (leggermente modificato per aumentare lo spessore del bordo di uscita, altrimenti sarebbe venuto troppo sottile e quindi fragile).
Con avanzi di compensato marino da 3 mm ho preparato delle dime (dx e sx che abbracciano tutto il perimetro a distanze regolari), con cui ho realizzato le tracce di riferimento su entrambi i lati della pala (così vengono speculari).
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Dopodiché basta seguire e raccordare le linee di livello segnate dai vari strati del compensato.
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Ecco il risultato con un pò di pazienza e olio di gomito. Poi seguirà ulteriore fase di precisione (con carta abrasiva e stucco dove serve).
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E ora pronti per completare l’altra
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 28/12/2014 : 18:29:01
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Quasi pronte per la verniciatura (quando arriverà il caldo vero). Per ora la differenza di peso tra le due pale è un valore imprecisato compreso tra 1 e 2 gr.
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Pensandoci bene, direi che anche questi sono timoni in composito. Prevale certamente il legno (per la forma e la struttura), ma c’è anche l’acciaio (rinforzi interni), il foam (riempimento/alleggerimento), il tessuto di vetro (pelle esterna), l’epossidica (laminazione, incollaggi, fondo protettivo) e gli addensanti (incollaggi e stuccatura).
La prossima variante alla timoneria riguarderà le barre, che saranno parzialmente inclinate verso l’interno (cioè convergenti), per considerare dell’angolo di Ackermann (ne aveva parlato Phil nella prima pagina di questa discussione). Otterrò così due vantaggi, ovvero minore effetto frenante in virata della pala sottovento e possibilità di sedermi ancora più indietro (arretramento utile per contrastare la tendenza all’ingavonamento... qualora le alette non dovessero funzionare o non essere sufficienti).
Intanto è ora di riprendere anche la sistemazione del nuovo albero e della nuova randa (pioggia, neve e fango permettendo).
Per chi è interessato alla realizzazione dell’albero rotante, ecco lo snodo di base che ho realizzato in acciaio inox (l’estetica lascia a desiderare ma sulla robustezza non ho dubbi).
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Quello precedente (che compare anche nel video di pag. 11) consentiva l’inclinazione dell’albero in senso longitudinale (prua/poppa), ed era invece rigido (cioè creava un incastro) nell’inclinazione laterale (dx/sx). Il piede degli alberi rotanti dovrebbe invece agganciarsi ad una sfera che gli consente di inclinarsi su 360° (tipo il sistema uniball). Questo perché (almeno così mi pare logico) l’albero sotto spinta laterale (es. di bolina) non resta in posizione perfettamente verticale (rispetto all’asse trasversale della barca) come a terra, ma si inclina sempre un pochino (causa allungamento del sartiame, elasticità dello scafo e dello stesso albero). Questo succede in tutte le barche e si nota con l’allentamento (entro certi limiti di tolleranza) delle sartie sottovento. Lo snodo alla base è quindi necessario affinché non si creino disallineamenti e resistenze nel meccanismo di rotazione (anche se l’albero si inclina rispetto allo scafo, resta invece il più dritto possibile sul suo asse di rotazione).
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 10/01/2015 : 17:46:07
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Albero e sartiame ok. L’ho accorciato a 642 cm, che però vanno maggiorati di circa 10 cm dalla traversa per piede, snodo e torretta. Direi forse anche troppo, ma ad accorciare si fa sempre in tempo. Ho riutilizzato le sartie precedenti con l’aggiunta di 4 briglie mobili di prolunga dello stesso materiale (dyneema scalzato da 3 mm, carico di rottura 750 Kg). Con i bulloni che stringono nel punto di giuntura, l’albero sembra abbastanza rigido (come quello precedente), per cui credo di poter evitare il diamante. Molto probabilmente potrò usare il vecchio boma senza necessità di allungarlo 
Ultime verifiche prima di tagliare e sistemare la randa
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Ed ecco la simulazione, ma credo che al boma darò qualche grado di inclinazione in più (la mia capoccia ringrazierà)
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Il nuovo snodo
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Drizze e strozzatori (ancora da finire)
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Giunzione sartia/briglia di prolunga tramite impiombature Brummel
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... e per oggi basta così  
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Modificato da - luca10ft in data 10/01/2015 17:52:21 |
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Mario Falci
Moderatore
    

Prov.: Milano
Città: Milano
1559 Messaggi |
Inserito il - 10/01/2015 : 20:19:34
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| Penso che sia l'albero piú alto in assoluto di tutta la storia della Classe 10". |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 11/01/2015 : 09:07:05
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Credo che oltre all’altezza ci sia anche un altro primato, ovvero la posizione più arretrata rispetto alla prua, tipica dei catamarani ad uso singolo come il classe A (dove il contrappeso all’ingavonamento è limitato ad un solo membro di equipaggio).
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Di conseguenza, riducendosi la E (cioè il boma), occorre sviluppare la superficie velica verso l’alto. Questo comporta vantaggi e svantaggi.
Tra i vantaggi abbiamo: - l’alleggerimento della prua, quindi riduzione del rischio ingavonamento - randa più allungata, con migliori prestazioni nelle andature strette tipiche delle barche veloci come i catamarani. Di converso resa inferiore nelle andature molto larghe.
Tra gli svantaggi c’è sicuramente il centro velico più alto che comporta aumento del momento sbandante. Secondo il disegno abbastanza preciso, il baricentro della nuova randa dovrebbe alzarsi di circa 14 cm rispetto alla precedente, cui va aggiunto il maggiore peso dell’albero e della vela (intorno ai 2/3 kg, ma ancora non ho fatto le pesature esatte). Il momento sbandante aumenterà anche per effetto dell’aumento della superficie velica (circa 0,6 mq di maggiore tela e circa 0,40 mq complessivi di albero rotante).
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Con l’altro albero la barca era però molto stabile nel senso trasversale, anche con vento sostenuto. Infatti non ho mai sentito l’esigenza di spostarmi fuori bordo con i piedi nelle cinghie per contrastare lo sbandamento, mentre invece era molto più necessario arretrarmi per sollevare la prua sottovento che tendeva ad inabissarsi.
Non vedo l’ora di tornare in acqua… sperando di non ribaltarmi alla prima raffichetta 
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Mario Falci
Moderatore
    

Prov.: Milano
Città: Milano
1559 Messaggi |
Inserito il - 11/01/2015 : 20:33:23
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| Considera anche un altra freccia per il tuo arco. C'è la possibilità di agire nella parte alta della vela aumentando il twist in modo da renderlo così pronunciato da ottenere, di fatto, una zona inattiva e in pratica di avere meno mq. E' come avere preso una o due mani di terzaroli. Non ti so dire come si fa, forse Aurelio..... |
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aurelio
Utente Senior
   
689 Messaggi |
Inserito il - 11/01/2015 : 22:42:05
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ciao, si usa un caricabasso molto demoltiplicato e lo si cazza a ferro fino a fare scattare l'ultima stecca inclinata aurelio |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 12/01/2015 : 07:12:05
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Si, è come dice Aurelio, però occorre un paranco molto potente (e ingombrante). Sembra che quello del Tornado abbia addirittura un rapporto 16:1 (se fosse Harken mi costerebbe più di albero, vela, boma e sartiame messi insieme ). Cazzandolo si flette la parte superiore dell’albero e si appiattisce la randa (esattamente come succede sulle barche che hanno anche il paterazzo con armo frazionato).
Se l’albero ha il diamante (come in quasi tutti i catamarani) si può regolare la sua pre-flessione (pre-bend) in base alle condizioni che ti attenderai durante l’uscita, agendo sull’angolo di apertura delle crocette e sulla tensione delle sartiole. In certi catamarani si può addirittura regolare il pre-bend in navigazione, attraverso una leva e un altro paranco.
L’albero rotante consente anche un’altra possibilità per depotenziare la randa, ossia orientarlo in senso contrario al flusso dell’aria, che viene quindi disturbato creando zone di turbolenza. Ma per sfruttare al meglio questa possibilità credo che occorra avere lo “spanner” e una cimetta di regolazione.
Comunque da noi, in estate, le condizioni meteo sono talmente prevedibili da poter uscire in tutta tranquillità conoscendo benissimo in anticipo intensità e direzione del vento, nonchè le sue variazioni nell’arco di tempo che si decide di stare fuori (che per me sono generalmente un paio d’ore, poi inizio a stancarmi perché il catamarano è una barca assai scomoda, anche nelle condizioni più asciutte e tranquille).
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 13/01/2015 : 06:48:41
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Iniziato lo smontaggio dei pannelli inferiori della randa. Così posso recuperare tutti i pezzi per ricostruire le due nuove bugne di mura e di scotta (oltre ad imparare bene come è fatta una randa). Per ora l’unica cosa che ho tagliato è stato il filo delle cuciture e il tessuto intorno all’occhiello della bugna di mura. Mi avanzerà anche del materiale più che sufficiente per un bel fiocchetto che farà “pendant”.
Ho ragionato sulla possibilità di riutilizzare il pannello di base (che si vede in foto) riattaccandolo alla parte superiore, evitando almeno così di rifare una bugna, le finestrelle e parte delle guaine, ma le misure (soprattutto l’angolo di inclinazione della base) sono troppo diverse e non si riusciva a farlo combinare decentemente.
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Sarà comunque tutta esperienza che potrebbe tornarmi utile se un giorno deciderò di costruirmi una randa ex novo.
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Bugna di mura a circa metà dell’opera. Risagomati e riposizionarti i rinforzi con un po’ di colla e qualche cucitura a mano. Prossimo passaggio alla macchina da cucire. Negli spessori maggiori (ci sono fino a 9 strati) dovrò però cucire a mano come avevo fatto con il fiocchetto. Basterà seguire i fori delle precedenti cuciture, per cui il lavoro è più facile. Ho riciclato praticamente tutto, attraverso un lungo e paziente lavoro di scucitura. La vela non è stata tagliata, ma solo scucita lungo i pannelli che formavano la tasca della stecca (n. 7 dall’alto) appena sopra il boma (v. foto simulazione ). La fettuccia marrone, che si vede in basso, rappresenta il rinforzo interno della guaina che proteggerà la nuova linea di base. Ovviamente la parte sottostante andrà tagliata lasciando la misura sufficiente per il risvolto.
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Il lavoro materiale sarebbe anche poco e un velaio avrebbe già finito da un pezzo. Sono i dubbi e le incertezze sul da farsi che assorbono tempo, tanto tempo. Ovviamente per chi non è del mestiere e vuole comunque fare il miglior lavoro che le sue capacità gli consentono 
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Modificato da - luca10ft in data 19/01/2015 07:12:30 |
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luca10ft
Utente Senior
   

Città: riccione
767 Messaggi |
Inserito il - 02/02/2015 : 19:02:20
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Prova nuove barre curve e nuova traversa di collegamento (più corta dell’altra).
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Il bullone che si vede (con filettura sinistra) sara poi affogato dentro il tubo con resina epossidica. Sull’altro capo c’è affogato un pezzo identico con filettatura destra. Sono stati ricavati da un arridatoio e serviranno per la regolazione millimetrica della lunghezza in modo che i timoni risultino perfettamente paralleli tra loro.
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lquaggi
Utente Senior
   

Prov.: Vicenza
Città: Montecchio Maggiore
683 Messaggi |
Inserito il - 02/02/2015 : 22:34:35
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| luca10ft ha scritto: Il bullone che si vede (con filettura sinistra) sara poi affogato dentro il tubo con resina epossidica. Sull’altro capo c’è affogato un pezzo identico con filettatura destra. Sono stati ricavati da un arridatoio e serviranno per la regolazione millimetrica della lunghezza in modo che i timoni risultino perfettamente paralleli tra loro.
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Buona idea, visto che ho un paio di arridatoi che mi avanzano, quasi quasi la copio. 
L'angolo della piega delle due barre, di quanti gradi è? Lo hai fatto a caso, oppure ricavato da dei calcoli? |
Leonardo - IaioXL - 153
Finalmente una barca che naviga bene! |
Modificato da - lquaggi in data 02/02/2015 22:36:59 |
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